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Residenza

Come si può parlare di qualcosa che di fatto ancora non esiste? Come possiamo descrivere un’idea, una speranza, ma allo stesso tempo rispettare quello che abbiamo davanti nel presente, per quello che è, come organismo intero?

Abbiamo lavorato seguendo intuizioni individuali, ma ricercando la contaminazione reciproca. Abbiamo discusso molto dei nostri approcci, dei nostri bisogni e dei nostri scopi e riconoscendo un’unità di intenti abbiamo deciso di portare avanti questo lavoro non tanto come individui ma come collettivo: è nato così il Collettivo Genet.
Un progetto di ricerca artistica non è mai solo il risultato dello spirito e dell’intelletto di chi lo conduce, ma trae forza anche dal tempo e dal luogo in cui è situato. Uno spazio fisico e mentale stimolante, ma allo stesso tempo sicuro, nel quale avere la libertà di sperimentare e fare errori. Dove poter essere presenti, fedeli alle nostre intuizioni, ma anche in relazione con l’ambiente e le entità circostanti.

Il nostro progetto di ricerca prende spunto dalla “crown shyness” (tradotto in italiano come “timidezza delle chiome”), un particolare fenomeno che modella le chiome di alcuni alberi in modo che non si tocchino tra di loro. La condivisione dello spazio è una conversazione costante in cui conflitto e cooperazione concorrono a fare di piante, animali, microrganismi ed esseri umani un bosco.
Il lavoro che ne è emerso non è poi così dissimile al modo in cui si sviluppa un bosco, lasciando che i singoli individui che lo compongono trovino lo spazio per crescere e prosperare, trovando nel limite posto dagli altri una possibilità creativa.